Lo sapevate che

La passione di Enrico Brignano per il Bulli inizia così

Inizia tutto con un telefono che squilla alle otto del mattino, un giorno di trent’anni fa. È la mamma di Enrico, nel panico, che grida: “Corri, il furgone di tuo padre ha preso fuoco!”. Dovete sapere che il papà di Enrico - si chiamava Nino - era un fruttivendolo. Nino percorreva tutti i giorni la stessa strada quindi Enrico lo trova lì, accanto al furgone in fiamme, la frutta affumicata e un gran traffico dietro di lui. Era disperato perché quello era il suo unico mezzo di lavoro; il meccanico gli disse poi che non c’era niente da fare, che non si poteva sistemare, e che doveva comprarne uno nuovo.

Fine della storia: arriva il furgone nuovo, il successo di Enrico come attore e quell’episodio finisce tra i ricordi lontani. Finché nel 2011 Nino viene a mancare e nella mente di Enrico riaffiora l’immagine del furgone, tutto bruciato, che prende la strada del demolitore. Un “ricordo tenero” - come lo definisce lui - che lo incoraggia a cercarne uno identico da comprare. “Sapevo che era un Volkswagen e mi ricordavo alcuni dettagli: era un T2 del 1973, il modello a frecce alte”, racconta Enrico che ne trova uno in vendita su Internet, dello stesso colore e addirittura con la stessa targa “Roma L”.